“Bellissima”: la lezione di Luchino Visconti
di Lucia Cassarà
Dott.ssa magistrale in Cinema,
Televisione e Produzione multimediale
Dott.ssa magistrale in Pianoforte
Il desiderio di offrire ai propri figli un futuro radioso è un sentimento che accomuna molti genitori, ma cosa accade quando questa aspirazione si scontra con il giudizio degli altri? Se un tempo erano il cinema e i provini a sancire il destino di un bambino, oggi sono i social a trasformare l’infanzia in uno spettacolo da mostrare ai propri followers.
Nel 1951 Luchino Visconti porta sullo schermo Bellissima, un ritratto amaro dell’ossessione materna per il successo dei figli. La sceneggiatura, scritta dai maestri Suso Cecchi d’Amico e Francesco Rosi, su soggetto di Cesare Zavattini, narra la storia di Maddalena Cecconi, (interpretata con grande intensità da Anna Magnani), una madre risoluta e ambiziosa, disposta a tutto pur di far emergere la sua piccola Maria nel mondo del cinema.
I titoli di testa si aprono con le inquadrature degli archi di un’orchestra che eseguono le note de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Il contesto melodrammatico è un elemento ricorrente nella cinematografia di Visconti, basti pensare alla pellicola Senso (1954) la cui scena iniziale è ambientata alla Fenice di Venezia durante una rappresentazione de Il Trovatore di Verdi.
La scelta musicale in Bellissima non è solo un omaggio all’opera, bensì una chiave di lettura del film: Visconti paragona l’industria cinematografica al melodramma buffo, dove la frivolezza e la superficialità dello spettacolo si mescolano con il dramma umano, creando un contrasto che evidenzia la crudeltà e l’inganno che si nascondono dietro il mito del successo.
La musica si dissolve, lasciando spazio alla voce dell’annunciatore che, con la notizia di un concorso cinematografico, scatena l’entusiasmo di una folla di donne accorse a Cinecittà. In questo contesto, il regista Alessandro Blasetti, che nel film interpreta sé stesso e incarna il miraggio del successo immediato, fa il suo ingresso trionfale, evocando la figura di Dulcamara, il ciarlatano de L’elisir d’amore di Donizetti, venditore di sogni, illusioni e false promesse.
Visconti non si limita a raccontare la vicenda di una madre ossessionata dal successo della figlia, ma usa questa storia per sollevare una riflessione più ampia sulla trasformazione del cinema italiano nel dopoguerra. Attraverso Maddalena, un personaggio forte, il regista denuncia una realtà storicamente significativa: il cinema, un tempo specchio della coscienza popolare, ha adesso abbandonato questa vocazione. Bellissima, quindi, non è solo una critica al mondo del cinema, ma è anche un’opera che segna simbolicamente la fine di una stagione cinematografica e il passaggio a un nuovo linguaggio.
La pellicola dipinge un universo quasi interamente femminile, dove madri deluse e amareggiate riversano sulle figlie sogni e ambizioni mai realizzati, sperando di riscattare attraverso di loro le proprie vite segnate da sacrifici e rinunce. Maddalena non fa eccezione: ai suoi occhi, Maria, la sua bambina di otto anni, è bellissima e merita un futuro radioso. Il desiderio di vederla brillare la spinge a inseguire un destino di successo andando contro il volere del marito. Una volta giunta a Cinecittà la donna incrocia Annovazzi (personaggio interpretato da Walter Chiari) un assistente alla regia che, con false promesse di aiuto, approfitta della sua ingenuità per raggirarla.
Quando arriva il momento del provino la bambina si mostra impacciata e spaesata e il regista con i suoi collaboratori scoppiano in una fragorosa risata, qualcuno afferma: “questa non è una bambina, è una nana!”.
Dalla cabina di proiezione, Maddalena assiste alla scena con crescente indignazione: furiosa, irrompe nella sala e affronta la troupe con una sfuriata, affermando in lacrime: “Non c’avete rispetto dei sentimenti degli altri, non c’avete nessun rispetto dei sacrifici che uno fa, ne ho fatti tanti Signor Blasetti per comprare ‘sto vestitino…”. Nemmeno l’offerta di un contratto vantaggioso, avanzata poi dal regista nel tentativo di rimediare all’accaduto, riesce a farle cambiare idea. Le illusioni si sono infrante e Maddalena, ormai consapevole della crudezza di quel mondo, respinge ogni proposta: sua figlia resterà con lei e suo marito, lontana da quel sogno rivelatosi un’amara delusione.
Il risveglio di Maddalena dalla sua illusione non è segnato da parole o retorica, ma da un gesto semplice e doloroso: nel finale, la vediamo seduta su una panchina, con la figlia tra le braccia, sotto il tendone di un circo, simbolo di un mondo di illusioni ormai svanito. Mentre la fanfara suona e gli applausi risuonano in lontananza, Maddalena scoppia in un pianto silenzioso. Il ritorno della musica de L’elisir d’amore di Donizetti, che accompagna la scena finale, chiude il cerchio su una riflessione agrodolce, simbolo di una serenità ritrovata, ma mai davvero conquistata.
Oggi, Bellissima di Visconti risuona con una sorprendente attualità, poiché il contesto del film si riflette nel panorama contemporaneo dei social network. In un’epoca in cui ogni bambino è potenzialmente un “candidato” per un casting globale, esposto al giudizio di una platea anonima e distante, la ricerca di approvazione digitale può rivelarsi tanto crudele quanto il sogno di successo nel cinema che Maddalena Cecconi persegue nel film. Se, un tempo, l’illusione di una carriera cinematografica finiva per trasformarsi in un incubo, oggi, la continua ricerca di validazione sui social può essere altrettanto dannosa. In un’epoca in cui le finestre si sono trasformate in schermi molti genitori, a volte con eccessivo entusiasmo, esibiscono i propri figli come prodigi del nuovo millennio. Dalla musica alla danza, dalle performance artistiche a quelle accademiche, i più piccoli vengono celebrati come fenomeni straordinari, geni pronti a conquistare il mondo.
Nel film, Maria, troppo giovane per comprendere il peso del giudizio, subisce l’effetto dello sguardo degli adulti. Allo stesso modo, oggi i bambini sui social non hanno alcun controllo sulla loro presenza online, e ogni like, commento o condivisione diventa una valutazione.
Il desiderio di visibilità può essere il riflesso di frustrazioni personali dei genitori, una mancanza di realizzazione che si riversa sui figli, che diventano strumenti per il proprio riscatto. Un meccanismo pericoloso che, se non controllato, rischia di soffocare l’identità dei bambini e di comprometterne lo sviluppo emotivo.
Nel contesto di Bellissima, il giudizio rimane confinato all’interno dello studio cinematografico. Oggi, invece, le immagini condivise sui social sono accessibili a chiunque, senza alcun limite. Questo non solo mina la privacy dei bambini, ma espone anche le loro immagini a commenti offensivi, giudizi estetici crudeli e, nei casi più gravi, al rischio di abusi online, inclusi fenomeni come la pedopornografia.
Sebbene nel film Maddalena reagisca con rabbia e dolore al giudizio sulla figlia, proteggendola, sui social molti genitori non sembrano altrettanto consapevoli dei rischi emotivi a cui espongono i propri figli.
Visconti ci offre una lezione ancora attuale: l’amore per i figli deve essere svincolato dai sogni di fama o dall’accettazione sociale. I bambini non devono diventare strumenti per realizzare le ambizioni dei genitori, ma devono essere protetti.
Dovremmo dunque chiederci: stiamo pubblicando una foto per celebrare un momento autentico o per ricevere approvazione? Stiamo rispettando l’identità e la privacy dei nostri figli o li stiamo inconsapevolmente esponendo? Come Maddalena, siamo pronti a fermarci, riflettere e proteggerli prima che sia troppo tardi?