Squid Game e la musica classica: la lezione di Kubrick
di Lucia Cassarà
Dott.ssa magistrale in Cinema,
Televisione e Produzione multimediale
Dott.ssa magistrale in Pianoforte
Stanley Kubrick ci ha insegnato che la musica classica può essere un utile espediente per smorzare le immagini di violenza e creare un maggiore contrasto suono-immagine.
La serie sudcoreana di Hwang Dong-hyuk sembra aver preso ispirazione da questa lezione, utilizzando brani di musica classica insieme ai brani originali composti dal musicista Jung Jae-il, compositore sudcoreano classe ’82, autodidatta capace di spaziare tra generi musicali diversi.
Nel primo episodio, Un, due, tre, stella! i 456 giocatori si risvegliano dopo essere stati rapiti, addormentati e trasportati in una camerata, dove un soldato mascherato dà il benvenuto e spiega le regole.
A fare da colonna sonora alla scena è il brillante e vivace terzo movimento, Allegro dal Concerto in mi bemolle per tromba di Haydn, composto nel 1796 per il trombettista Anton Weidinger che con la sua innovativa tromba a chiavi poteva eseguire l’intera scala cromatica.
La scelta di questo brano dal carattere rassicurante, formale e misurato, si contrappone alla successiva musica composta per la serie: la danza elettronica e distopica Pink Soldiers, utilizzata per l’ingresso nella camerata dei soldati mascherati.
È un gioco perfetto di contrasti musicali di epoche stili, che servono a disorientare lo spettatore stimolandone la curiosità, evidenziando la linea tematica della serie, l’illusione di ordine e razionalità opposta alla realtà caotica e disumana.
Sia i Pink Soldier che i giocatori indossano due diverse divise. Nella cinematografia di Kubrick, le uniformi sono una presenza costante: dagli abiti settecenteschi in Barry Lyndon, alle tute spaziali di 2001: Odissea nello spazio, fino alle tenute degli anarchici in Arancia meccanica con look total white, bombetta, stivaletti neri e bretelle.
Le divise in Squid Game non solo separano i partecipanti dai sorveglianti, ma simboleggiano anche una struttura sociale spersonalizzante, dove le identità individuali vengono ridotte a numeri (richiamo, questo, ai campi di concentramento nazisti oppure alle divergenze storiche e sociali della Corea del Nord e della Corea del Sud).
Quando i giocatori accettano di partecipare, vengono condotti attraverso un labirinto dai colori vivaci – rosa, verde chiaro e azzurro – accompagnati dalle celebri note del valzer An der schönen blauen Donau di Johann Strauss. L’elegante musica suggerisce un’atmosfera di tranquillità che inganna lo spettatore, il quale assume il punto di vista dei giocatori ignari di cosa sta per succedere.
La scelta di questa composizione richiama inevitabilmente 2001: Odissea nello spazio, in cui il valzer accompagna le immagini di una navicella spaziale che fluttua con grazia. Una danza siderale, simbolo di un futuro tecnologico e distopico ben differente dalla brutalità del mondo di Squid Game dove la morte è l’unica certezza e la bellezza della musica non può che simboleggiare un paradosso.
La prima prova, Un Due Tre Stella, si svolge in uno scenario che richiama l’infanzia, con una gigantesca bambola che ruota e sorveglia i movimenti dei giocatori. La musica qui gioca un ruolo simbolico cruciale: il silenzio e il ritmo scandito dalla voce meccanica della bambola creano un’atmosfera infantile, in netto contrasto con la violenza che si scatena quando i giocatori vengono trucidati. Mentre la carneficina si consuma, il Frontman (il capo che controlla il gioco), mascherato di nero, osserva la scena attraverso i monitor dalla sua cabina comodamente seduto in poltrona, bevendo whisky, mentre un carillon riproduce la canzone jazz Fly Me to the Moon, che diviene colonna sonora di un massacro. Si genera così un contrasto stridente tra leggerezza e orrore.
La musica classica torna nel terzo episodio, L’uomo con l’ombrello. Il titolo si riferisce al gioco principale dell’episodio, che coinvolge una prova apparentemente semplice: i giocatori devono ritagliare delle forme geometriche perfette da un fragile biscotto di zucchero, utilizzando uno spillo. L’ombrello, essendo una delle forme più difficili, diventa un simbolo della sfida. Se il biscotto si rompe il giocatore viene ucciso.
Prima della sfida nella camerata ritorna il terzo movimento del Concerto in mi bemolle per tromba di Haydn al quale segue il Valzer dalla Serenade for Strings in C major, op. 48 di Tchajkovskij, mentre una voce femminile annuncia all’altoparlante l’ora della colazione. Come per gli altri brani classici anche questo valzer col suo stile raffinato e il ritmo misurato evidenzia il contrasto con la tensione opprimente del gioco letale.
Analogamente al primo episodio, le note del Valzer di Strauss introducono la preparazione al gioco. Tuttavia, arrivati a questo punto, lo spettatore è ormai consapevole che queste melodie classiche non preludono mai a momenti sereni, ma sono piuttosto segnali di un pericolo imminente.
E la stessa formula è applicata al quarto episodio, Non si abbandona la squadra; all’Allegro - dal Concerto in mi bemolle per tromba di Haydn che diviene una melodia per segnare il tempo e indicarci che è mattino, segue il valzer di Strauss, che prepara al gioco del tiro della fune.
Nel sesto episodio Gganbu i personaggi hanno ormai costruito legami tra di loro per motivazioni diverse; un Gganbu è un amico speciale, una figura di cui potersi fidare e con cui condividere tutto.
Tematica, questa, che sembra inconciliabile con il contesto spietato del gioco, dove ogni partecipante pensa esclusivamente al proprio tornaconto, consapevole di dover pensare solo a sé stesso in un ambiente in cui fidarsi di qualcuno equivale a mettere a rischio la propria vita.
Anche questa volta le note del Bel Danubio blu accompagnano i giocatori nella nuova sala gioco e vanno specularmente in contrasto con la musica struggente di Jung Jae-il nel finale di questo episodio, in cui i giocatori vedranno ucciso il proprio compagno di squadra.
Nel settimo episodio l’ingresso dei VIP, i misteriosi personaggi mascherati che scommettono sui giocatori, è sottolineato dalle note della Serenade di Tchaikovsky, mentre il risveglio dei giocatori è scandito dalle ormai familiari note del Concerto per tromba e orchestra di Haydn, mentre il tragico ritrovamento del corpo di un partecipante suicida, devastato dalla perdita della moglie nel gioco precedente, aggiunge un cupo contrappunto alla scena. Successivamente, il gioco del ponte di vetro prende vita con The Blue Danube, diventato ormai un vero e proprio Leitmotiv dell’angoscia e dell’estetizzazione della violenza.
Nel mondo di Squid Game, solo i VIP sono al di sopra delle regole e dell’obbligo di indossare la divisa, un privilegio che li colloca su un piano superiore. Le maschere dei VIP rimandano a quelle che nascondono le identità delle élite di Eyes Wide Shut di Kubrick. In entrambi i casi, i ricchi e potenti si rifugiano in un mondo di piaceri proibiti e lussuosi, immersi nell’oscurità e nella segretezza, dove la trasgressione è la norma e la legge non si applica. Ma mentre loro vivono nell’ombra dell’impunità, i partecipanti del gioco del calamaro sono ridotti a meri oggetti da distruggere come cavalli da corsa, abbattuti se perdono.
Altro elemento che richiama l’estetica di Kubrick in Squid Game è l’uso degli spazi geometrici e astratti, caratteristica ampiamente analizzata dalla critica cinematografica, basti pensare alle camere dell’astronave o alla superficie dove appare il monolite in 2001: Odissea nello spazio o ancora ai corridoi desolati dell’hotel in Shining.
Nella nona e ultima puntata il riferimento kubrickiano è esplicito: il protagonista che si reca a un incontro misterioso e accede a un piano completamente vuoto di un edificio dove c’è solo un letto, con un vecchio morente sdraiato sotto le lenzuola ricorda la scena in cui l’astronauta Bowman, in 2001: Odissea nello spazio, al termine di un viaggio oltre i confini dell’universo, approda in una stanza dove trova un vecchio in fin di vita nel letto, che rappresenta se stesso. È l’uomo vecchio che muore, simbolizzando la fine di un’era e l’inizio di un’altra, quella dell’uomo nuovo.
In Squid Game l’incontro tra Seong Gi-hun, protagonista e vincitore del gioco e il vecchio morente Oh Il-nam, giocatore numero 1 che ha finto di morire, ma in realtà è l’inventore di tutto il gioco, esplora la distanza abissale tra chi è spinto dalla sopravvivenza e dalla bontà, e chi, invece, corrotto dalla ricchezza arriva a concepire la morte come una mera distrazione dalla propria realtà noiosa.
Il loro incontro non apre a un futuro migliore e riflette una dialettica profonda: quella tra umanità e disumanizzazione in un mondo che non cambia mai.
Quali sorprese riserverà la seconda stagione del Gioco del Calamaro? Tornerà la musica classica come preludio alle sfide mortali? Durante la conferenza stampa al Lucca Comics & Games 2024, il regista Hwang Dong-hyuk ha rivelato che sarà presente la celebre aria Nessun dorma di Puccini e la canzone Con te partirò, resa nota in tutto il mondo dalla voce di Andrea Bocelli.
Una scelta che intreccia la forza evocativa della musica con il racconto, aggiungendo un tocco culturale che diventa un ulteriore significato della promozione della serie in Italia.